Disturbi dell’identità del genere

Per disturbi dell’identità di genere, intendiamo le manifestazioni della difficoltà di accettare l’appartenenza al proprio genere sessuale.
Si distinguono a secondo dell’età di insorgenza del disturbo dell’identità di genere: infanzia, adolescenza ed età adulta.

Si manifestano come una forte identificazione con il sesso opposto, desiderio di appartenervi, convinzione di avere sentimenti e reazioni tipici dell’altro sesso.

Le persone affette da un Disturbo dell’Identità di Genere hanno la convinzione di essere nati in un corpo che non le rappresenta, di avere sentimenti tipici dell’altro sesso e ricorreranno a varie strategie per fare in modo di trasformare il proprio corpo allineandolo con quella che sentono essere la loro “vera natura”. Le persone inizieranno quindi in un primo momento a travestirsi in modo da assomigliare il più possibile a persone del sesso opposto e via via proseguiranno con vari interventi fisici, ormonali, chirurgici atti al cambiamento graduale di sesso.
Questi disturbi trovano caratteristicamente il proprio esordio fin dalla fanciullezza, manifestandosi con un disgusto per i propri caratteri sessuali distintivi, ed una inaccettazione profonda della propria mascolinità o femminilità.

Le cause del transgenderismo e del transessualismo sono poco chiare: sono state oggetto di diverse speculazioni e teorie, ma allo stato attuale delle ricerche, finora nessuna è stata ampiamente e scientificamente dimostrata.

L’esito di questo disturbo è spesso l’intervento chirurgico e/o il trattamento ormonale, per la ricostruzione di una morfologia fisica che consenta l’armonizzazione del corpo con una personalità che possiede un’identità di genere dell’altro sesso. In questi casi, infatti, l’intervento psicoterapeutico risulta del tutto inefficace, e gli psicologi si limitano ad occuparsi dello screening psicologico, volto all’accertamento dell’esistenza del bisogno profondo di cambiare sesso, non rimovibile perché non legato a fattori transitori.