Disturbo antisociale di personalità

antisociale

Disturbo Antisociale di Personalità è un disturbo di personalità caratterizzato da:
– disprezzo patologico della persona nei confronti delle regole e della società;
– comportamento impulsivo;
– incapacità di assumersi responsabilità;
– indifferenza nei confronti dei sentimenti altrui.
Un altro fattore da tenere in stretta considerazione per la diagnosi del disturbo è la mancanza di empatia e di rimorso.

Si soffre di questo disturbo quando la propria personalità è caratterizzata da inosservanza e violazione dei diritti degli altri, incapacità di conformarsi alle norme sociali, comportamenti che violano la legalità, impulsività, aggressività, irresponsabilità, inosservanza della sicurezza propria e degli altri, mancanza di rimorso e indifferenza dopo avere danneggiato, maltrattato o derubato un’altra persona. Questo tipo di comportamento si manifesta fin dall’adolescenza. Le persone appaiono incapaci di portare avanti un’attività lavorativa o di studio in modo continuativo o di far fronte ad obblighi sociali, legali o finanziari.

Caratteristica distintiva dei disturbi della personalità è quella di essere pervasivi e invalidanti: il disturbo rende di fatto impossibile alla persona che ne è affetta un adattamento sano ed equilibrato alla realtà per cui vi saranno sempre delle ripercussioni sulla vita affettiva, sociale o lavorativa.  In più la situazione non migliora con il tempo. Se questi ultimi dati non sono presenti NON SI PUO’ PARLARE DI DISTURBO DELLA PERSONALITA’.
Uno dei primi dati da cui partire per comprendere quindi se una persona è affetta da un disturbo della personalità è se vi è una compromissione significativa del funzionamento sociale, lavorativo o affettivo (per esempio se la persona non riesce mai a tenersi un lavoro o se non riesce a portare avanti nel tempo relazioni sentimentali o amicali).
E’ molto difficile che le persone affette da un disturbo della personalità si rendano conto di un disturbo e che chiedano aiuto. Accade quasi sempre che siano le persone a loro vicine che si attivano per evidenziare il problema. Le persone che ne sono affette tendono infatti a pensare che ci siano qualcosa che non va “negli altri”, “nel mondo”, “nella società” più che in loro. Generalmente riescono a prendere contatto con i loro problemi solo attraverso il contatto e l’aiuto di uno specialista (psicologo, psichiatra o psicoterapeuta).
In genere i pazienti affetti da disturbo della personalità se arrivano a chiedere un consulto è a causa di altri sintomi che sono fastidiosi e mal tollerati rispetto ai sintomi del loro quadro di personalità.

Il Disturbo Antisociale di Personalità si manifesta nella fanciullezza o nella prima adolescenza e continua nell’età adulta. Ha un decorso cronico, ma i comportamenti antisociali possono diminuire man mano che l’individuo diventa più adulto (in particolare dai 40 anni di età). Ciò potrebbe dipendere dal decremento degli ormoni e della forza fisica e dall’incremento della conformità sociale e dell’attaccamento agli altri, parallelamente al percorso delle persone che non contraggono il disturbo.
Sono stati individuati diversi fattori di rischio che espongono all’insorgenza del Disturbo Antisociale di Personalità:

–  il disturbo antisociale di personalità è più comune tra i consanguinei di primo grado di individui che hanno questo disturbo;

– da alcuni studi sull’adozione emerge che sia fattori genetici, che ambientali contribuiscono all’insorgenza di questo disturbo,  sia i figli biologici, che quelli adottivi di genitori con disturbo antisociale di personalità, infatti, hanno una probabilità maggiore di sviluppare questo disturbo;

– evidenze scientifiche dimostrano che chi è affetto dal disturbo antisociale di personalità comprende gli stati mentali (pensieri, emozioni e sensazioni fisiche) propri e altrui, ma ha difficoltà ad assumere la prospettiva degli altri (difficoltà di decentramento) e, dunque, a sviluppare Empatia;

– potrebbe esistere una predisposizione biologica a tale deficit e/o questo potrebbe essere appreso da figure di accudimento che hanno il deficit.

La probabilità di sviluppare il disturbo antisociale di personalità nella vita adulta aumenta se:

  • lo stile educativo nell’infanzia è incostante, trascurante e abusante;
  • se l’esordio del disturbo della condotta è precoce (prima dei 10 anni);
  • se questo è accompagnato dal disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività.

Il disturbo antisociale sembra essere associato anche ad uno stato socioeconomico basso e ad ambienti urbani degradati.

La personalità cosiddetta normale ha un insieme di caratteristiche che sono compromesse negli individui che soffrono di disturbo della personalità:

  • elasticità nei comportamenti
  • capacità a tollerare differenze individuali e frustrazioni
  • accettazione degli altri come individui di pari dignità
  • empatia
  • identificazione con gli altri
  • imparare dall’esperienza

Se una persona è affetta da un disturbo della personalità vi è una compromissione significativa del funzionamento sociale, lavorativo o affettivo (per esempio la persona non riesce mai a tenersi un lavoro o non riesce a portare avanti nel tempo relazioni sentimentali o amicali).

Difficilmente pensa di avere un disturbo. Generalmente sono le persone che gli stanno accanto (per esempio i familiari o i colleghi di lavoro) che avvertono il disagio creato dalle caratteristiche peculiari della persona e che si mobilitano per fare in modo che essa sia aiutata.