Disturbo dipendente di personalità

dipendente

Il Disturbo Dipendente di Personalità è un disturbo di personalità che viene sinteticamente descritto come patologia caratterizzata da alcuni di questi sintomi: difficoltà a prendere le decisioni quotidiane senza richiedere un’eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni, bisogno di delegazione delle proprie responsabilità, difficoltà ad esprimere disaccordo avendo il timore di perdere l’altro, difficoltà ad iniziare progetti in autonomia, comportamenti atti a conservare il supporto degli altri, sentimenti di incapacità a prendersi cura di sè stessi, comportamenti atti ad avere continuamente relazioni con un partner fonte di accudimento e supporto, preoccupazioni nel dover essere lasciato solo a provvedere a sè stesso.

Le persone che soffrono di Disturbo Dipendente di Personalità hanno continuamente la sensazione di essere sbagliate, incompetenti e inadeguate, pensieri che causano una svalutazione completa della persona, del proprio valore e capacità. Come reazione a questa opinione di sè, la vita di queste persone è incentrata sulla ricerca e vicinanza di qualcuno che si prenda cura di loro, che decida e si assuma la responsabilità delle loro azioni. Le persone che soffrono di questo disturbo, vivono con il perenne timore di essere abbandonate, timore che si può manifestare sotto forma di paura ed ansia intensa, fino a sfociare in comportamenti tesi a non perdere l’altro, come il tentativo continuo di anticiparne i desideri e di soddisfarlo, sperando di risultare indispensabili e conseguentemente avere la garanzia di non essere abbandonati. Questo comportamento, reiterato nel tempo, ha come conseguenza una perdita di consapevolezza rispetto ai propri desideri, che non si riescono più a riconoscere ma che comunque esistono. Se lasciate sole, queste persone sperimentano un profondo senso di vuoto e di smarrimento, descritto come un “vagare senza meta”, “viaggio senza mappa”..spesso accompagnato da un umore depresso e da profonda tristezza.

Caratteristica distintiva dei disturbi della personalità è quella di essere pervasivi e invalidanti: il disturbo rende di fatto impossibile alla persona che ne è affetta un adattamento sano ed equilibrato alla realtà per cui vi saranno sempre delle ripercussioni sulla vita affettiva, sociale o lavorativa. In più la situazione non migliora con il tempo. Se questi ultimi dati non sono presenti NON SI PUO’ PARLARE DI DISTURBO DELLA PERSONALITA’.
Uno dei primi dati da cui partire per comprendere quindi se una persona è affetta da un disturbo della personalità è se vi è una compromissione significativa del funzionamento sociale, lavorativo o affettivo (per esempio se la persona non riesce mai a tenersi un lavoro o se non riesce a portare avanti nel tempo relazioni sentimentali o amicali).
E’ molto difficile che le persone affette da un disturbo della personalità si rendano conto di un disturbo e che chiedano aiuto. Accade quasi sempre che siano le persone a loro vicine che si attivano per evidenziare il problema. Le persone che ne sono affette tendono infatti a pensare che ci siano qualcosa che non va “negli altri”, “nel mondo”, “nella società” più che in loro. Generalmente riescono a prendere contatto con i loro problemi solo attraverso il contatto e l’aiuto di uno specialista (psicologo, psichiatra o psicoterapeuta).
In genere i pazienti affetti da disturbo della personalità se arrivano a chiedere un consulto è a causa di altri sintomi che sono fastidiosi e mal tollerati rispetto ai sintomi del loro quadro di personalità.
In sintesi, i soggetti affetti dal Disturbo Dipendente di Personalità presentano:

  • difficoltà a prendere le decisioni quotidiane senza avere dei consigli e delle rassicurazioni da parte di altre persone;
  • bisogno che altre persone si assumano la responsabilità sulla gestione di alcuni aspetti della propria vita;
  • difficoltà ad esprimere disaccordo verso gli altri per paura di perdere il supporto o l’approvazione delle altre persone;
  • difficoltà ad iniziare progetti o a fare cose senza l’aiuto di qualcuno;
  • senso di disagio o sensazione di essere indifeso quando si è soli per timori esagerati di essere incapace di provvedere a se stesso;
  • bisogno di un’altra relazione come fonte di accudimento e di supporto, al termine di una relazione importante;
  • timori eccessivi di essere lasciato solo nel provvedere a se stesso.

La letteratura scientifica propone come fattori di rischio del disturbo dipendente di personalità due aspetti che interagirebbero tra loro potenziandosi reciprocamente:

  • uno stile genitoriale che determinerebbe e manterrebbe le rappresentazioni di sé come vulnerabile e inefficace come ad esempio uno stile parentale ambivalente ed intermittente;
  • fattori genetico-temperamentali, che predisporrebbero il soggetto allo sviluppo dell’evitamento.

Le persone che soffrono di questo disturbo possono incorrere in una compromissione dell’attività lavorativa e delle relazioni sociali ed amicali.
Il costante bisogno di rassicurazioni e l’incapacità di prendere decisioni autonome possono causare difficoltà nei contesti di lavoro dove l’autonomia è un requisito fondamentale, oppure queste persone possono comportarsi cercando di soddisfare le esigenze del datore di lavoro, sentendosi poi sfruttati ed umiliati.
Le relazioni amicali e sociali potrebbero essere poco gestibili nel momento in cui la persona ha una relazione amorosa, in quanto tutte le sue energie saranno investite unicamente in quella.
Le relazioni affettive, come già affermato, saranno spesso contraddistinte da una continua ricerca di soddisfare l’altro, spesso accompagnata da sentimenti di frustrazione, nel caso in cui il partner non ricambi questi comportamenti da un supporto che si reputa adeguato.