Superare la separazione dal partner: cosa accade? Quando chiedere aiuto? Consigli.

Dallo psicologo non ci va “chi è matto”, dallo psicologo ci va, SPESSO, chi soffre per la separazione dal partner. Nella mia esperienza quotidiana tante sono le persone che ho incontrato per la prima volta nel mio studio spinte a contattarmi da questo immenso dolore. Separarsi dal partner è, infatti, una delle esperienze di sofferenza più intense che proviamo.

E’ un’esperienza così dolorosa perché essere lasciati per noi significa essere ABBANDONATI e quindi ci riporta ad una delle paure più antiche e profonde dell’essere umano. Ovviamente in base alla nostra storia personale e da come abbiamo elaborato il tema dell’abbandono le reazioni individuali saranno molto differenti: alcuni di noi cadranno nell’angoscia profonda, nel terrore di restare soli mentre altri avranno reazioni di dolore più contenute. Ma mai, per nessuno di noi, essere lasciati sarà facile.

Siamo davanti ad un lutto e, come molti di voi avranno sentito o letto, il lutto per essere elaborato deve attraversare una serie di fasi. Le fasi sono: la negazione, la contrattazione, la rabbia, la depressione, l’accettazione. Quindi è vero….per elaborare una separazione occorre tempo perché le fasi vanno attraversate, non è possibile bypassarle.

In questo spazio di tempo il nostro inconscio attua dei meccanismi per tollerare questo forte dolore. Spesso molte persone, dopo una separazione, restano legate al pensiero che la persona “prima o poi tornerà”. La perdita della persona amata viene, infatti, spesso a coincidere con la “perdita di sicurezza e stabilità” e quindi il nostro sé è facile che si rifugi, soprattutto in una prima fase, nell’impossibilità di credere del tutto a questa eventualità. Perdere il partner, per noi, è anche perdita di sicurezza, di protezione, di tenerezza…non solo d’amore. In più, nella cultura occidentale, la separazione è sempre “la conclusione” di qualcosa a differenza delle filosofie orientali che spintono a vivere la vita come un continuo fluire di eventi per cui la chiusura di una fase coincide con l’inizio di un’altra. All’incredulità iniziale subentrano emozioni violente e angosce profonde. Gli episodi di violenza contro le donne spesso si verificano in casi in cui gli uomini si difendono dalle angosce di separazione. Accade poi che da sfoghi incontrollati di rabbia, di odio, di disperazione e di dolore si passi a spostare la violenza emotiva verso l’interno di se stessi. La speranza che il partner possa tornare sfuma, le persone tendono a cadere nell’angoscia. Crollano le idealizzazioni che fino a quel momento davano al nostro IO stabilità, siamo portati a mettere in discussione noi stessi, a cercare di dare un senso a ciò che è accaduto senza mai, di fatto, trovarlo del tutto. La nostra identità riceve un forte scossone. In questa fase compare il senso di colpa, il pensiero che se avessimo fatto qualcosa diversamente le cose non sarebbero andate così. Pian piano, però, si apre la strada verso la riconciliazione con se stessi, con i propri conflitti interni. Si accetta la sconfitta, il raggiungimento dei propri limiti, i torti fatti e le offese subite, si espia la colpa. Si iniziano a tollerare il dolore e la paura. Riappacificarsi con il male che uno ha in se stesso apre la strada per elaborare e riconciliarsi anche con i propri conflitti esterni (quindi anche con l’altro). Questo crea l’apertura per un reale nuovo inizio, per l’avvio di una nuova fase della vita in cui il lutto per la separazione è alle spalle. Vi dicevo che tante sono le persone che ho incontrato in studio per la prima volta spinte dal dolore per una separazione. Chiudo dicendo che sono altrettante quelle che poi, nel tempo, ho visto rifiorire e rinascere!

Quando chiedere aiuto?

E’ consigliabile chiedere aiuto quando nonostante il passare del tempo…

  • si continua ad avere la forte sensazione di non farcela, di non tollerare l’angoscia;
  • smettendo di dormire, di riposare, di mangiare rischiamo di compromettere la lucidità lavorativa;
  • siamo spaventati da noi stessi per le nostre reazioni emotive di rabbia, di angoscia, di depressione, di ansia;
  • continuiamo a sviluppare sintomi somatici legati alle nostre emozioni negative;
  • perdiamo del tutto la capacità di vedere un futuro davanti a noi;
  • la preoccupazione di restare soli si trasforma in vero panico di non trovare più nessuno o in reale isolamento dovuto a “scoraggiamento”.

Se una di queste possibilità si verifica significa che il processo di lutto non si sta avvicendando in modo lineare. Può essere che si siano verificati degli intoppi in una delle fasi e che questo richieda un aiuto esterno.

Qualche consiglio per affrontare il dolore della separazione: è molto difficile dare consigli in questo caso perché, purtroppo, il dolore non passa all’improvviso (come vorremmo), il processo di lutto va attraversato per cui, qualunque cosa facciamo, con una parte di dolore dovremo convivere per qualche tempo. Per cercare di non peggiorare le cose, per fare scorrere il processo più linearmente possibile posso dirti che…

  • il dolore, per essere elaborato, va accolto. E’ inutile quindi negarlo perché si rischia di farlo tornare più forte di prima così come è sano uscire dal pensiero di volere smettere di soffrire subito perché è irrealistico;
  • è’ importante non isolarsi, farsi aiutare dai propri cari;
  • cercare di prendersi cura di se stessi;
  • cercare, il più possibile, di evitare di sapere cose della vita dell’altra persona (chiedere a conoscenti, controllare i social);
  • ripetersi che provare dolore in questo caso è normale e che anche se ora sembra impossibile esso prima o poi diminuirà.

H. Petri “Lasciare ed essere lasciati”. 2000 – Koinè